Category: News

vulnerabilità-fb-1200x630.jpg

Il valore della vulnerabilità ai tempi del Covid-19

aprile 27, 2020by Rosario GagliardiComunicazioneCoronavirusManagement Socio SanitarioNews


È giusto torturare una persona per scoprire un attentato? Fare esperimenti letali su un uomo per salvare le generazioni future? O clonare una persona per curarne altre? Uccidere un innocente per risparmiarne cento? Scegliere un giovane rispetto ad un anziano fragile per un posto in terapia intensiva?


A simili problemi l’utilitarismo consequenzialista risponde affermativamente, mentre il deontologismo e l’etica delle virtù danno una risposta negativa perché considerano tali atti intrinsecamente malvagi. A volte ti imbatti (e ti sembra un caso, ma forse non lo è) nelle cose che stai cercando. Infatti, qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, molto ben fatto, di Vittorio Pelligra (Professore Associato – Dipartimento di Scienze Economiche ed Aziendali – Università di Cagliari) e sono rimasto colpito da alcune considerazioni, riportate come provocazioni illuminanti.


A mo’ di esempio vi riporto la stridente contrapposizione di alcune affermazioni (parafrasate), che ci fanno riflettere sui danni prodotti ed ancora diffusi, di un certo tipo di utilitarismo contrapposto all’esigenza di un ripensamento radicale rispetto ad una nuova progettazione del vivere comune e della vita sociale.


“Sottrarre reddito ad una persona disabile per trasferirlo ad una sana in tutti quei casi in cui questa avesse maggiori capacità di trasformare quel reddito in felicità, più di quanto non possa fare la persona disabile, magari proprio a causa della sua disabilità, questo potrebbe essere un modo per aumentare la felicità globale”…e ancora: “Se le azioni vanno giudicate in base all’utilità prodotta dalle loro conseguenze, sarà lecito far morire cento persone per salvare la vita a cento e una?”


Per contro:


“la felicità che otterrebbe un povero da un incremento del reddito è maggiore della perdita di felicità che sperimenterebbe un ricco, a seguito di una equivalente riduzione del reddito”. Aggiungo: “prestarsi alla cura, al soccorso dell’altro, riparandone la fragilità ed utilizzando proprio la vulnerabilità, come opportunità per innalzarsi dal punto di vista umano, può rappresentare il modo per incidere con forza su un ulteriore slancio evolutivo che ci avvicini al Dio?”


La prima frase ci riporta all’evenienza sfiorata (?) in piena emergenza Covid 19, di dover decidere, in mancanza di respiratori e di posti in terapia intensiva, a chi concedere l’accesso alle cure, chi preferire: la persona più anziana con impegno di salute già compromesso? Quella con disabilità? Oppure un giovane senza compromissioni e con maggiore possibilità di farcela e successivamente di essere più produttivo ed utile alla società?

Queste riflessioni ci riportano al concetto di vulnerabilità, che spesso è vissuto come una condizione di svantaggio e di inadeguatezza che non trova un riconoscimento egualitario all’interno dello schema sociale. Almeno come viene vissuto da alcune persone.


Dalla vulnerabilità dei disabili, degli anziani, dei pazienti, alla vulnerabilità dell’uomo


Chi è vulnerabile, fragile, deve lottare anche con il mondo circostante incurante delle sue esigenze. Spesso una persona invalida, disabile, un anziano, viene quasi considerata un peso per la società che non ne capisce e non ne rispetta le difficoltà. Vi siete mai chiesti se per caso sono proprio le persone fragili a cui dovrebbe essere rivolta la massima attenzione e cura? Vi è mai passato per la mente che un giovane ha più probabilità di farcela rispetto ad un anziano o ad un paziente fragile e per questo è già in vantaggio rispetto alla possibilità di vita? Vi siete mai chiesti se il diritto alla vita va distribuito in relazione alla “forza e al benessere” di cui si gode?


La società è indietro rispetto a certi temi. In Italia vivono circa 4,5 milioni di disabili, di cui oltre un terzo vive da solo. Il numero cresce se si aggiungono persone affette da malattie croniche e rare, invalidanti. Secondo quanto riporta l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, le condizioni di vita dei disabili italiani non sono tra le migliori: supportati da pochi servizi, assistenza quasi interamente sulle spalle delle famiglie sempre più in difficoltà, livello di istruzione mediamente più basso e grandi ostacoli nel riuscire ad avere un lavoro rispetto alla popolazione generale. Quello che preoccupa di più, secondo gli stessi dati, sono soprattutto le condizioni di “vulnerabilità” di molti disabili, la maggior parte dei quali ha una età superiore a 65 anni e vive nelle regioni del Mezzogiorno: tra gli over-65 il 42,4% vive da solo e non può contare sull’aiuto di un familiare, mentre tra gli over-75 solo un anziano su 10 è autonomo nella cura personale.


Il livello di istruzione per questo gruppo di popolazione risulta mediamente basso: il 70% dei disabili di età 45-64 anni ha al massimo la licenza media. Un altro diritto in parte disatteso è quello al lavoro: la percentuale di disabili tra 45 e 64 anni occupata è il 18%, contro il 58,7% della popolazione generale per la stessa fascia d’età. Inoltre, questo ultimo dato ha rilevato differenze di genere secondo cui risulta occupato il 23% degli uomini con disabilità e solo il 14% delle donne.


Tutto questo vogliamo considerarlo un peso, una zavorra per la nostra società “evoluta”?


La nostra società potrebbe trarre vantaggio dal relegare queste persone fragili e vulnerabili in fondo alla scala dei diritti umani? Oppure questo potrebbe rappresentare il rinnegare la straordinaria grandezza dell’uomo? Sacrificandosi, sostenendo il più debole, donando una parte del sé “umano” all’altro, si cade in basso? Oppure è un modo per innalzarsi al di sopra di tutto e di tutti?


La vulnerabilità non è una condizione che appartiene solo alle persone fragili, la vulnerabilità è una possibilità che qualunque essere umano può attraversare nel suo percorso di vita. L’umanità non si divide in forti e vulnerabili, l’umanità e fatta di persone forti del loro essere uniche, esclusive e irripetibili. Nel loro cammino di vita possono incontrare condizioni di benessere, di conflittualità, di amore, di odio, di forza e di fragilità, cosicché, l’essere vulnerabile, diviene una condizione della vita nella quale ogni uomo può trovarsi.


C’è’ bisogno di “un nuovo patto contrattuale” un patto sociale che riconosca la forza della vulnerabilità come elemento di crescita dell’altro, attraverso il prendersi cura della fragilità, come valore che ci migliora come esseri umani, consentendoci di uscire dalla logica di essere “i migliori. Dobbiamo cambiare paradigma: non più lottare per essere I MIGLIORI, ma sacrificarsi e lottare per essere “MIGLIORI”. La differenza sta nell’articolo, ma il significato sta nell’effetto che si produce. L’essere “IL MIGLIORE” porta quasi esclusivamente ad un vantaggio personale, mentre essere “MIGLIORI” senza l’articolo il, porta sicuramente ad un vantaggio non solo personale ma, anche e soprattutto, per il nostro prossimo. Questo concetto viene espresso in modo brillante nel libro “La forza di essere migliori” di Vito Mancuso.


La vulnerabilità è un valore


Al di là di ciò che si può pensare, la vulnerabilità è un valore. È un’altra faccia della realtà di noi esseri umani e, come tale, merita di essere accettata. Attraverso essa, non solo accogliamo l’altra parte del nostro universo emotivo, ma facilitiamo anche una connessione più intima, oltre che autentica, con tutto ciò che ci circonda.

È necessario avere una grande forza per permettersi di essere vulnerabili. In un mondo in cui la sicurezza, l’efficienza e la forza sono tanto apprezzate, chi osa lasciar cadere la sua armatura di apparente perfezione dimostra chiaramente un notevole coraggio. E questo modo di agire non mostra affatto una sconfitta o un atto di debolezza. Così ci si avvicina alla vulnerabilità di chi vive nella fragilità e la si comprende come valore, come leva.

La vulnerabilità è un valore; non è una mancanza di forza o di coraggio. È un altro lato del carattere umano. In sostanza, un’altra parte della nostra natura, che ci consente di essere più sensibili ai nostri bisogni e, contemporaneamente, di entrare in empatia con il dolore e le realtà emotive altrui.


Non siamo supereroi, siamo persone


Mario Benedetti (Poeta) affermava che la perfezione non è altro che una correzione accurata degli errori. Tuttavia, ammettiamolo, le persone non sono propense ad accettare gli errori, i fallimenti e i cambiamenti a volte imposti dal destino. In qualche modo, la società ci ha abituato a navigare in un universo ordinato fatto di apparenze, di maschere con le quali fingere risolutezza e buon umore anche quando dentro di noi palpitano le paure, i dolori e le ansie. Da un punto di vista culturale, la vulnerabilità emotiva e persino fisica ha da sempre un’importante contropartita, un vantaggio sociale che rafforza la crescita, in valore, dell’intera società.


L’equilibrio tra vulnerabilità e forza


È meraviglioso, ad esempio, mostrare le nostre capacità e abilità in determinate attività o sfide, è meraviglioso dimostrare quanto siamo bravi in una certa area di competenza. Tuttavia, ammettere che a volte non si può fare o sapere tutto è altrettanto accettabile. Questo può aiutarci nello slancio verso l’altro quando ha bisogno di aiuto.

Non c’è nulla di sbagliato in tutto questo, né perdiamo valore nell’esprimere che la nostra forza convive con la nostra fragilità. Non c’è nulla di strano nel valutare il concetto di “abilità” in modo più appropriato: cos’è essere abile e cos’è non essere abile? Spesso mi è capitato di riportare le persone a valutare le abilità di alcuni nostri amici, conoscenti, rispetto alla loro capacità di operare in ambito digitale, comunicativo ed organizzativo, oppure nel saper suonare uno o più strumenti, o ancora di essere veramente bravi nelle relazioni o nello scrivere un libro e potrei continuare citando tanti altri esempi di persone diversamente abili. Per esempio, nel parlare le lingue, nell’uso di tecnologie etc…In contrapposizione alla loro mancanza di abilità nel correre o nel fare flessioni etc…Per contro molte persone non sono abili nella gestione del digitale, non sono abili nel cantare, nel suonare o nel parlare inglese, ma sono abili nel fare altre cose. Se vi dicessi di trovare i disabili e gli abili in questi esempi che ho descritto, cosa fareste? La disabilità è una condizione mentale, discriminante soprattutto, spesso in relazione ai diritti. A volte siamo duri verso gli altri e lo siamo anche verso noi stessi

La durezza di carattere, la personalità che fa uso di un atteggiamento duro e apparentemente infallibile, non raggiunge alcuna vetta nella vita. Quantomeno non in ciò che conta davvero: felicità, benessere, rispetto, convivenza. Nemmeno in ambito professionale sono più raccomandabili certe abilità basate sulla durezza, la risolutezza e l’implacabilità.

Al giorno d’oggi, è ormai evidente che aspetti quali sensibilità, empatia e vulnerabilità creano ambienti di lavoro migliori; si raggiungono accordi migliori e rendono più umano i contesti in cui ci muoviamo.


Brené Brown, professoressa e ricercatrice presso l’Università di Houston, afferma che la vulnerabilità è la culla dell’amore, dell’appartenenza, della gioia, del coraggio, dell’empatia e della creatività. Perché affermare che quando ci permettiamo di essere vulnerabili siamo imperfetti?

É triste chi non si è mai dato il permesso di esserlo. Chi non ha mai osato aprirsi a qualcuno per comunicare le proprie emozioni, sentire il dolore o la felicità altrui. Infelice è colui che è ossessionato dal mostrare sempre agli altri la propria competenza, la durezza del suo carattere, l’inflessibilità e l’incapacità di assumersi la responsabilità dei propri errori. E’ imprigionato in un copione dal quale non riesce ad uscire. Queste sono le dinamiche che mostrano imperfezione, ed è qui che si annida l’infelicità.

Nella società europea si va sempre più affermando il concetto di salute come chiave per lo sviluppo umano, sociale ed economico, come indicato anche da “Health 2020” (OMS, 2011), il modello di policy europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha come obiettivo per il 2020 il raggiungimento di standard di salute e benessere migliori e la riduzione delle disuguaglianze di salute, attraverso un’azione trasversale al governo e alla società.


Gli studi dimostrano che lo stato di salute di un individuo dipende non solo dalle variabili strettamente sanitarie (accesso all’assistenza medica, stile di vita), ma anche e soprattutto dalle cosiddette Social Determinants of Health, le determinanti sociali della salute. L’Italia non può esimersi da questo confronto. Lo studio ISTAT “La misurazione delle diseguaglianze nella mortalità per causa secondo il livello di istruzione. Anni 2012-2014”0, pubblicato nel 2016, mostra come in Italia lo svantaggio per titolo di studio in termini di tasso di mortalità abbia un gradiente che aumenta al diminuire del titolo di studio. Lo stesso vale per la speranza di vita. Già nel Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, il Ministero della Salute ha identificato come necessario un approccio efficace e sistematico per affrontare la lotta alle disuguaglianze nello stato di salute. Per raggiungerlo, il PNP delinea un sistema di azioni che agiscano sull’intero ciclo di vita delle famiglie, e che garantiscano la trasversalità degli interventi tra i diversi settori, istituzioni, servizi, aree organizzative. La sfida italiana, dunque, è quella di tradurre in pratica questo approccio, al fine di essere all’altezza delle sfide che i sistemi di welfare si trovano oggi ad affrontare, quali l’innalzamento dell’aspettativa di vita, il progressivo invecchiamento della popolazione e la scarsità di risorse pubbliche. Per farlo, è necessario adottare un’ottica integrata, che superi il tradizionale approccio “a silos” degli interventi pubblici italiani, sia a livello finanziario che professionale, e che favorisca il raggiungimento di obiettivi di natura perequativa e di eliminazione della trasmissione intergenerazionale delle disuguaglianze.

Tra tutte le cose negative che questa pandemia ci ha portato, bisogna, alzando lo sguardo, individuare quelle cose che ci stanno aiutando a riflettere sui veri valori della vita, sulle cose veramente importanti. Il Covid ci sta dando la possibilità di rivedere alcune nostre convinzioni sulle priorità che dobbiamo darci. Questo è il momento per rivedere i nostri principi, i valori in cui credere, il reale significato della nostra esistenza. Lo stare insieme contrapposto alla solitudine, la profondità e la riflessione contrapposte alla superficialità, il successo contrapposto al valore, l’egoismo contrapposto all’aiuto del prossimo. La vulnerabilità, in un momento di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo, ci porta a riflettere sul fatto di riconoscere come condizione discriminante la scelta della vita a favore dei più forti, oppure, rivolgere la nostra attenzione ed il sostegno proprio verso i più fragili i più vulnerabili. Questo sarebbe una possibilità di innalzarci ad un livello di “umanità” più rilevante, verso quel “significato dell’umano” che negli ultimi anni sembra essersi dileguato e diluito tra nuovi finti valori. Il mondo è fatto di uomini, non c’è nessuna divisione tra forti e vulnerabili. Quando avremo capito questo, ci avvicineremo a DIO.


Thomas Jefferson riguardo gli africani, considerati (erroneamente) inferiori per capacità intellettuali agli europei, ebbe modo di affermare che quale che fosse “il grado del loro ingegno, esso non è misura dei loro diritti”.

coronavirus-pulizia-1200x630.jpg

Coronavirus: facciamo chiarezza sulla pulizia degli indumenti, alimenti, igiene personale

marzo 19, 2020by Digital FormedicaCoronavirusNews

È vero che posso contrarre il coronavirus dalle scarpe che ho usato per uscire a fare la spesa?“; “Devo mettere i vestiti in quarantena una volta rientrato/a a casa?“; “Come devo pulire il cibo che compro al supermercato?“.

Nelle ultime settimane, tutti noi abbiamo sentito rivolgerci queste domande. Pareri discordanti di amici e parenti, audio WhatsApp provenienti da dubbie fonti non fanno che alimentare il nostro senso di confusione. Vediamo quindi di fare un po’ di chiarezza.


Pulizia delle superfici: le indicazioni Ministeriali


Il sito del Ministero della Salute tratta così l’argomento della pulizia delle superfici:

“Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’0,5% (candeggina). Ricorda di disinfettare sempre gli oggetti che usi frequentemente (il tuo telefono cellulare, gli auricolari o un microfono) con un panno inumidito con prodotti a base di alcol o candeggina (tenendo conto delle indicazioni fornite dal produttore). (Fonte: ISS)”


Nello specifico: parlano gli esperti


Il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro, intervistato da today.it sostiene che i dati “mostrano come il virus può sopravvivere da qualche ora a qualche giorno laddove su queste superfici rimangano completamente protetti o non vengano esposti a pulizia a opere di disinfezione o a fenomeni naturali come sole e pioggia. Ma sappiamo anche che è molto sensibile ai disinfettanti a base di cloro e alcol e che si trasmette attraverso droplet o contatto attraverso mano”.

Per Franco Locatelli (ISS), invece, “l’eventuale contagio attraverso superfici è assolutamente marginale rispetto a quello interumano, che resta la vera modalità di trasmissione. Il virus per replicarsi ha bisogno di cellule, da solo non ce la fa, è possibile che le goccioline di saliva cadendo su superfici in ambienti domestici o di lavoro per un po’ mantengano queste cellule ma è proprio per questo che raccomandiamo di lavarsi spesso e bene le mani”.

E ancora, Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano constata: “È vero, il virus può sopravvivere qualche giorno, ma con una carica virale irrisoria. La sporcizia, ovvero il substrato organico, può in qualche modo facilitare la sopravvivenza del microrganismo, ma è davvero irrisoria la quota che può essere portata dalle scarpe. Questi virus sopravvivono sulle superfici laddove non vengano esposti a disinfezione ma anche elementi come sole, pioggia, intemperie”.

In conclusione, è impossibile nella vita quotidiana conoscere:

  • Se una superficie è infetta;
  • Quanto sopravvive il virus su quella superficie;
  • La carica virale del virus presente su quella superficie.

Quindi il consiglio è sempre lo stesso: Per precauzione, pulite sempre le superfici con prodotti a base di alcol o cloro, anche dentro casa; lavatevi spesso le mani.


Pulizia di vestiti e scarpe


Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Pisa, pur precisando che “La possibilità che il virus persista sull’asfalto e sui pavimenti e possa successivamente generare aerosol (…) oggi non dovrebbe preoccuparci” sul suo blog invita comunque i cittadini a lasciare le scarpe fuori casa (“è una buona abitudine che resterà utile per il futuro”)

Come dobbiamo comportarci allora con i vestiti? Per Walter Ricciardi dell’Oms, “lasciare fuori casa scarpe e vestiti è una buona norma igienica, bisogna sempre ‘disinnescare’ oggetti e vestiti per chi va a contatto con ambienti potenzialmente contaminati e poi lavarsi accuratamente le mani”. In un intervista per romatoday.it  aggiunge poi “la pratica della disinfezione di strade e superfici è molto importante, così come è necessario mantenere le distanze e lavarsi spesso le mani”.


Pulizia alimenti


Altro tema scottante: come dobbiamo pulire vivande e cibi comprati al supermercato?

Sempre secondo Brusaferro “è altamente improbabile” che la malattia possa essere trasmessa “con i cibi confezionati”, anche se è “una possibilità che non possiamo escludere”.

In ogni caso però, Antonello Paparella, professore di Microbiologia alimentare all’università di Teramo, ha spiegato al ‘Fatto Alimentare’ che sarebbe meglio  “tenere separati gli alimenti cotti e crudi durante la conservazione: in frigorifero la verdura deve restare nel suo cassetto, carne e pesce crudi in contenitori a tenuta e gli alimenti cotti in recipienti coperti. Senza dimenticare di usare, dopo la cottura, utensili diversi da quelli impiegati per gli alimenti crudi e di lavare accuratamente le mani prima e dopo la preparazione”. Insomma, tutte indicazioni che valevano e valgono a prescindere da questa nuova emergenza in cui ci troviamo a vivere.

Il virus non sopravvive al processo di cottura: per gli alimenti cotti il rischio dovrebbe essere infinitesimale. Per i cibi crudi, continua Paparella – il rischio è molto basso in quanto raramente questi alimenti vengono conservati “subito dopo la raccolta o la produzione”, e durante il tempo necessario per la distribuzione “il virus dovrebbe perdere vitalità”.

In ogni caso, il consiglio è sempre quello di lavare accuratamente frutta e verdura e di pulire adeguatamente le superfici della cucina.


coronavirus-oms-dati-1200x630.jpg

Coronavirus: ecco i risultati della ricerca di 25 medici OMS in Cina per 9 giorni

marzo 17, 2020by Digital FormedicaCoronavirusNews

L’OMS, insieme alla Cina, ha creato una commissione internazionale ed ha effettuato una missione in Cina per indagare sulla situazione. Il gruppo di esperti consta di 25 membri, tra cui Clifford Lane, direttore clinico presso i National Institutes of Health degli Stati Uniti. Ecco la conferenza stampa su Youtube e il rapporto finale della commissione in formato PDF dopo aver visitato Pechino, Wuhan, Shenzhen, Guangzhou e Chengdu. Qui alcune evidenze interessanti su COVID-19:


  • Quando in Cina si è presentato un cluster di diverse persone infette, il più delle volte (78-85%) è stato causato da un’infezione all’interno della famiglia da goccioline aero-trasmesse e altri portatori di infezione a stretto contatto con una persona infetta. La trasmissione per mezzo di aerosol sottili nell’aria su lunghe distanze non è una delle principali cause di diffusione. La maggior parte dei 2.055 lavoratori ospedalieri infetti è stata contagiata a casa o nella fase iniziale dell’epidemia di Wuhan, quando non sono state ancora adottate misure di protezione ospedaliera.

  • Il 5% delle persone a cui è stata diagnosticata la Covid richiede la respirazione artificiale. Un altro 15% ha bisogno di respirare ossigeno altamente concentrato – e non solo per pochi giorni. La durata dall’inizio della malattia fino alla guarigione è in media da 3 a 6 settimane per questi pazienti gravi e critici (rispetto alle sole 2 settimane per i pazienti leggermente malati). La massa e la durata dei trattamenti hanno sovraccaricato più volte il sistema sanitario esistente a Wuhan. La provincia di Hubei, la cui capitale è Wuhan, contava finora 65.596 persone infette. Un totale di 40.000 dipendenti sono stati inviati a Hubei da altre province per aiutare a combattere l’epidemia. 45 ospedali di Wuhan si stanno occupando dei pazienti, 6 dei quali sono per pazienti in condizioni critiche e 39 si occupano di pazienti gravemente malati e di persone infette di età superiore ai 65 anni. In breve tempo sono stati costruiti due ospedali di fortuna con 2.600 posti letto. L’80% degli infetti ha una malattia lieve, per questi sono stati allestiti dieci ospedali temporanei in palestre e sale espositive.

  • La Cina può ora produrre 1,6 milioni di kit di prova per il nuovo coronavirus a settimana. Il test fornisce un risultato lo stesso giorno. In tutto il paese, chiunque vada dal medico con la febbre viene sottoposto a uno screening per il virus: nella provincia del Guangdong, lontano da Wuhan, sono state testate 320.000 persone, e lo 0,14% di queste è risultato positivo al virus.

  • La stragrande maggioranza delle persone infette prima o poi sviluppa i sintomi. I casi di persone in cui il virus è stato rilevato e che non hanno sintomi in quel momento sono rari – e la maggior parte di loro si ammala nei giorni successivi.

  • I sintomi più comuni sono febbre (88%) e tosse secca (68%) spossatezza (38%), espettorazione del muco quando si tossisce (33%), respiro corto (18%), mal di gola (14%), mal di testa (14%), dolori muscolari (14%), brividi (11%) sono anch’essi comuni. Meno frequenti sono nausea e vomito (5%), naso chiuso (5%) e diarrea (4%). Il naso che cola non è un sintomo di Covid.

  • Un esame di 44.672 persone infette in Cina ha mostrato un tasso di mortalità del 3,4%. La mortalità è fortemente influenzata dall’età, dalle condizioni preesistenti, dal sesso e soprattutto dalla risposta del sistema sanitario. Tutti i dati sulla mortalità riflettono lo stato delle cose in Cina fino al 17 febbraio, e tutto potrebbe essere molto diverso in futuro altrove.

  • Sistema sanitario: il 20% delle persone infette in Cina ha avuto bisogno di cure ospedaliere per settimane. La Cina dispone di letti d’ospedale per curare lo 0,4% della popolazione allo stesso tempo – altri Paesi sviluppati hanno tra lo 0,1% e l’1,3% e la maggior parte di questi letti sono già occupati da persone che hanno altre malattie. La cosa più importante è in primo luogo contenere in modo aggressivo la diffusione del virus per mantenere basso il numero di pazienti  gravemente malati e in secondo luogo aumentare il numero di letti (compreso il materiale e il personale) fino a quando non ce ne sarà abbastanza per i malati gravi. La Cina ha anche testato vari metodi di trattamento per la malattia sconosciuta e i più efficaci sono stati implementati a livello nazionale. Grazie a questa risposta, il tasso di mortalità in Cina è ora inferiore a quello di un mese fa.

  • Condizioni preesistenti: Il tasso di mortalità per le persone infettate da malattie cardiovascolari preesistenti in Cina è stato del 13,2%. È stato del 9,2% per le persone infettate con alti livelli di zucchero nel sangue (diabete non controllato), dell’8,4% per l’ipertensione, dell’8% per le malattie respiratorie croniche e del 7,6% per il cancro. Le persone infette senza una malattia precedente rilevante sono morte nell’1,4% dei casi.

  • Età: più si è giovani, meno probabilità si ha di essere infettati e meno probabilità si ha di ammalarsi gravemente se ci si infetta.

Guida alla lettura della tabella: di tutte le persone che vivono in Cina, il 13,5% ha tra i 20 e i 29 anni. Di tutti coloro che sono stati infettati in Cina, l’8,1% si trova in questa fascia d’età (ciò non significa che l’8,1% delle persone tra i 20 e i 29 anni si sia infettato). Ciò significa che la probabilità che qualcuno a questa età prenda l’infezione è un po’ più bassa rispetto alla media. E di coloro che hanno contratto l’infezione in questa fascia d’età, lo 0,2% è morto.


  • Genere: le donne prendono la malattia con la stessa frequenza degli uomini. Ma solo il 2,8% delle donne cinesi che ha contratto l’infezione è morto a causa della malattia, mentre il 4,7% degli uomini infetti è morto. La malattia non sembra essere più grave nelle donne in gravidanza. In 9 nascite esaminate di donne infette, i bambini sono nati con il parto cesareo e sani senza essere stati infettati. Le donne sono state infettate nell’ultimo trimestre di gravidanza. Attualmente non è chiaro quale effetto abbia l’infezione nel primo o nel secondo trimestre sugli embrioni, poiché questi bambini non sono ancora nati.

  • Il nuovo virus è geneticamente identico per il 96% a un noto coronavirus dei pipistrelli e per l’86-92% a un coronavirus del pangolino. Pertanto, la trasmissione di un virus mutato dagli animali all’uomo è la causa più probabile della comparsa del nuovo virus.

  • Dalla fine di gennaio, il numero di nuove diagnosi di coronavirus in Cina è in costante diminuzione (mostrato qui sotto forma di grafico) con ora solo 329 nuove diagnosi nell’ultimo giorno – un mese fa era di circa 3.000 al giorno. “Questo calo dei casi di COVID-19 in tutta la Cina è reale”, si legge nel rapporto. Gli autori lo concludono dalla loro esperienza sul posto, dal calo delle visite ospedaliere nelle regioni colpite, dal numero crescente di letti d’ospedale non occupati e dai problemi degli scienziati cinesi di reclutare un numero sufficiente di nuovi infetti per gli studi clinici delle numerose sperimentazioni farmacologiche. 



  • Uno dei fattori importanti per contenere l’epidemia è che la Cina sta intervistando tutte le persone infette a livello nazionale sulle loro persone vicine e poi le testa. A Wuhan ci sono 1.800 squadre per farlo, ognuna con almeno 5 persone. Ma lo sforzo al di fuori di Wuhan è anche grande. A Shenzhen, per esempio, gli infetti hanno chiamato 2.842 persone di contatto, tutte trovate, i test sono ora completati per 2.240, e il 2,8% di coloro che hanno contratto il virus. Nella provincia del Sichuan sono state nominate 25.493 persone di contatto, 25.347 (99%) sono state trovate, 23.178 sono già state esaminate e lo 0,9% di loro è stato infettato. Nella provincia di Guangdong, sono stati nominati 9.939 contatti, tutti trovati, 7.765 sono già stati esaminati e il 4,8% di essi è stato infettato. Questo significa: Se si ha un contatto personale diretto con una persona infetta, la probabilità di infezione è compresa tra l’1% e il 5%.

Infine, alcune citazioni dirette dal rapporto:

“L’approccio coraggioso della Cina per contenere la rapida diffusione di questo nuovo agente patogeno respiratorio ha cambiato il corso di un’epidemia in rapida escalation e mortale. Di fronte a un virus precedentemente sconosciuto, la Cina ha messo in atto forse lo sforzo di contenimento della malattia più ambizioso, agile e aggressivo della storia. L’uso senza compromessi e rigoroso da parte della Cina di misure non farmacologiche per contenere la trasmissione del virus COVID-19 in molteplici contesti fornisce lezioni vitali per la risposta globale. Questa risposta di salute pubblica piuttosto unica e senza precedenti in Cina ha invertito la tendenza all’aumento dei casi sia nell’Hubei, dove si è verificata una diffusa trasmissione comunitaria, sia nelle province di importazione, dove sembra che siano stati i gruppi familiari a guidare l’epidemia”.


“Gran parte della comunità globale non è ancora pronta, nella mentalità e materialmente, ad attuare le misure che sono state impiegate per contenere COVID-19 in Cina. Queste sono le uniche misure che sono attualmente dimostrate per interrompere o ridurre al minimo le catene di trasmissione negli esseri umani. Fondamentale per queste misure è una sorveglianza estremamente proattiva per individuare immediatamente i casi, una diagnosi molto rapida e l’isolamento immediato dei casi, un monitoraggio rigoroso e la quarantena dei contatti ravvicinati e un grado eccezionalmente elevato di comprensione e accettazione di queste misure da parte della popolazione”.

“COVID-19 si sta diffondendo con una velocità sorprendente; le epidemie di COVID-19 in qualsiasi ambiente hanno conseguenze molto gravi; e ci sono ora forti prove che gli interventi non farmaceutici possono ridurre e persino interrompere la trasmissione. Riguardo a tali interventi, la pianificazione della preparazione globale e nazionale è spesso ambivalente. Tuttavia, per ridurre la malattia e la morte di COVID-19, la pianificazione della prontezza a breve termine deve comprendere l’attuazione su larga scala di misure di salute pubblica non farmaceutiche di alta qualità. Queste misure devono comprendere l’individuazione e l’isolamento immediato dei casi, il rigoroso monitoraggio e la quarantena e l’impegno diretto della popolazione/della comunità”.


contagio-1200x630.jpg

Hai paura di essere stato contagiato dal COVID-19? Ecco cosa fare

marzo 11, 2020by Digital FormedicaCoronavirusNews

Questo articolo è stato ripreso dal sito del Ministero della Salute

1. Quali sono i sintomi a cui devo fare attenzione?


Febbre e sintomi simil-influenzali come tosse, mal di gola, respiro corto, dolore ai muscoli, stanchezza sono segnali di una possibile infezione da nuovo coronavirus.


2. Ho febbre e/o sintomi influenzali, cosa devo fare?


Resta in casa e chiama il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica.


3. Dopo quanto tempo devo chiamare il medico?


Subito. Se ritieni di essere contagiato, chiama appena avverti i sintomi di infezione respiratoria, spiegando i sintomi e i contatti a rischio.


4. Non riesco a contattare il mio medico di famiglia, cosa devo fare?


Chiama uno dei numeri di emergenza indicati sul sito www.salute.gov.it/nuovocoronavirus


5. Posso andare direttamente al pronto soccorso o dal mio medico di famiglia?


No. Se accedi al pronto soccorso o vai in un ambulatorio senza prima averlo concordato con il medico potresti contagiare altre persone.


6. Come posso proteggere i miei familiari?


Segui sempre i comportamenti di igiene personale (lavati regolarmente le mani con acqua e sapone o usa un gel a base alcolica) e mantieni pulito l’ambiente. Se pensi di essere infetto indossa una mascherina chirurgica, resta a distanza dai tuoi familiari e disinfetta spesso gli oggetti di uso comune.


7. Dove posso fare il test?


I test vengono eseguiti unicamente in laboratori del Servizio Sanitario Nazionale selezionati. Se il tuo medico ritiene che sia necessario un test ti fornirà indicazioni su come procedere.


8. Dove trovo altre informazioni attendibili?


Segui solo le indicazioni specifiche e aggiornate dei siti web ufficiali, delle autorità locali e della Protezione Civile.

Coronavirus-1200x630.jpg

Tutto quello che c’è da sapere sul Coronavirus

marzo 6, 2020by Digital FormedicaCoronavirusNews

Questo articolo è stato ripreso dal sito del Ministero della Salute

Misure di contenimento in Italia


1. Quali sono le misure previste in Italia?

Il 1° marzo è stato pubblicato Dpcm che recepisce e proroga alcune delle misure già adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e ne introduce ulteriori, volte a disciplinare in modo unitario il quadro degli interventi e a garantire uniformità su tutto il territorio nazionale all’attuazione dei programmi di profilassi.

Il testo distingue le misure sulla base delle aree geografiche d’intervento.

Leggi le misure previste i contenuti del DPCM 1° marzo 2020

2. Cosa stanno facendo le Regioni per i casi in Italia?

In seguito alla comparsa di casi di trasmissione locale di COVID-19 in alcune Regioni Italiane, a partire dal 21 febbraio sono state emanate ordinanze finalizzate alla gestione ed al contenimento dell’emergenza sanitaria in atto. il DPCM del 1° marzo ha armonizzato le misure di contenimento in base alle aree geografiche di intervento.

3. Che fare se si è soggiornato di recente nei Comuni della “zona rossa” in Italia?

Chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del DPCM de 1° marzo, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, o sia transitato o abbia sostato nei comuni della zona rossa”, deve comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o ai servizi di sanità pubblica competenti, che procedono di conseguenza, secondo il protocollo previsto in modo dettagliato dal DPCM 1° marzo 2020.


Virus e malattia


1. Che cos’è un Coronavirus?

I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona al microscopio elettronico. La sottofamiglia Orthocoronavirinae della famiglia Coronaviridae è classificata in quattro generi di coronavirus (CoV): Alpha-, Beta-, Delta– e Gammacoronavirus. Il genere del betacoronavirus è ulteriormente separato in cinque sottogeneri (tra i quali il Sarbecovirus).

I Coronavirus sono stati identificati a metà degli anni ’60 e sono noti per infettare l’uomo ed alcuni animali (inclusi uccelli e mammiferi). Le cellule bersaglio primarie sono quelle epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale.

Ad oggi, sette Coronavirus hanno dimostrato di essere in grado di infettare l’uomo:

  • Coronavirus umani comuni: HCoV-OC43 e HCoV-HKU1 (Betacoronavirus) e HCoV-229E e HCoV-NL63 (Alphacoronavirus); essi possono causare raffreddori comuni ma anche gravi infezioni del tratto respiratorio inferiore
  • altri Coronavirus umani (Betacoronavirus): SARS-CoV, MERS-CoV e 2019-nCoV (ora denominato SARS-CoV-2).

2. Che cos’è un nuovo Coronavirus?

Un nuovo Coronavirus (nCoV) è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo. In particolare quello denominato SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV), non è mai stato identificato prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019.

3. Cosa è il SARS-Cov-2?

Il virus che causa l’attuale epidemia di coronavirus è stato chiamato “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2). Lo ha comunicato l’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) che si occupa della designazione e della denominazione dei virus (ovvero specie, genere, famiglia, ecc.). A indicare il nome un gruppo di esperti appositamente incaricati di studiare il nuovo ceppo di coronavirus. Secondo questo pool di scienziati il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la Sars (SARS-CoVs), da qui il nome scelto di SARS-CoV-2.

4. Cosa è la COVID-19?

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato, l’11 febbraio 2020, nel briefing con la stampa durante una pausa del Forum straordinario dedicato al virus, il Direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

5. Il nuovo Coronavirus è lo stesso della SARS?

No. il nuovo Coronavirus (ora denominato SARS-CoV-2 e già denominato 2019-nCoV) appartiene alla stessa famiglia di virus della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS) ma non è lo stesso virus.

Il nuovo Coronavirus, responsabile della malattia respiratoria ora denominata COVID-19, è strettamente correlato al SARS-CoV e si classifica geneticamente all’interno del sottogenere Betacoronavirus Sarbecovirus.

6. Perché è comparso il nuovo coronavirus? (FONTE: ISS)

La comparsa di nuovi virus patogeni per l’uomo, precedentemente circolanti solo nel mondo animale, è un fenomeno ampiamente conosciuto (chiamato spill over o salto di specie) e si pensa che possa essere alla base anche dell’origine del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). Al momento la comunità scientifica sta cercando di identificare la fonte dell’infezione.

7. Dove posso trovare altre informazioni sul nuovo Coronavirus?

Il Ministero della Salute ha realizzato un sito dedicato: www.salute.gov.it/nuovocoronavirus.

Le Regioni hanno attivato numeri verdi locali per rispondere alle numerose richieste di cittadini.

Si raccomanda di non recarsi nei pronto soccorso, ma di chiamare al telefono il proprio medico di famiglia o pediatra in caso di sintomi influenzali e sospetto di contatto stretto e prolungato con un malato di Covid-19. Utilizzare i numeri di emergenza 112/118 soltanto se strettamente necessario.  

Le informazioni utili per le Istituzioni scolastiche, le Università, le Istituzioni dell’Alta formazione Artistica, Musicale e Coreutica sul Coronavirus puoi trovarle nella pagina dedicata del Ministero dell’Università e Ricerca e del Ministero dell’Istruzione.

I dati sull’andamento dell’epidemia sono resi noti alle 18 di ogni giorno dalla Protezione Civile e pubblicati anche nelle pagine dedicate Situazione in Italia  e Situazione nel mondo del sito del Ministero.

Chi viaggia all’estero può trovare utili informazioni nel sito Viaggiare sicuri del Ministero degli Affari Esteri

Altre informazioni sul sito Epicentro dell’Istituto superiore di sanità – Epicentro.


Sintomi


1. Quali sono i sintomi di una persona infetta da un Coronavirus?

Dipende dal virus, ma i sintomi più comuni includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. 

2. Quanto è pericoloso il nuovo virus?

Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale.

Generalmente i sintomi sono lievi e a inizio lento. Alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi né malessere.

La maggior parte delle persone (circa l’80%) guarisce dalla malattia senza bisogno di cure speciali. Circa 1 persona su 6 con COVID-19 si ammala gravemente e sviluppa difficoltà respiratorie.

Le persone più suscettibili alle forme gravi sono gli anziani e quelle con malattie pre-esistenti, quali diabete e malattie cardiache. Al momento il tasso di mortalità è di circa il 2%. (Fonte OMS)

3. Quanto dura il periodo di incubazione?

Il periodo di incubazione rappresenta il periodo di tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi clinici. Si stima attualmente che vari fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni.


Modalità di trasmissione


1. I Coronavirus e il nuovo Coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona?

Sì, alcuni Coronavirus possono essere trasmessi da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto con un paziente infetto, ad esempio tra familiari o in ambiente sanitario.

Anche il nuovo Coronavirus responsabile della malattia respiratoria COVID-19 può essere trasmesso da persona a persona tramite un contatto stretto con un caso probabile o confermato.

2. Come si trasmette il nuovo Coronavirus da persona a persona?

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le  goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:

  • la saliva, tossendo e starnutendo
  • contatti diretti personali
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi

In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.

Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.

Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

3. Quale è la definizione di contatto stretto? (fonte ECDC)

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie definisce contatto stretto:

  • una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19;
  • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
  • un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
  • una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).

Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia nel caso in esame.

4. Come gestire un contatto stretto di un caso confermato di COVID-19?

Sulla base delle Ordinanze ministeriali, le Autorità sanitarie territorialmente competenti devono applicare ai contatti stretti di un caso probabile o confermato la misura della quarantena con sorveglianza attiva, per quattordici giorni. 

5. L’infezione da nuovo Coronavirus può essere contratta da un caso che non presenta sintomi (asintomatico)?

Secondo i dati attualmente disponibili, le persone sintomatiche sono la causa più frequente di diffusione del virus. L’OMS considera non frequente l’infezione da nuovo Coronavirus prima che sviluppino sintomi.

6. Chi è più a rischio di contrarre l’infezione?

Le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus oppure persone che rispondono ai criteri di contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19.

Le aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus sono quelle in cui è presente la trasmissione comunitaria, locale o diffusa, di SARS-CoV-2. Queste vanno differenziate dalle aree nelle quali sono presenti solo casi importati. 

7. È vero che si può contrarre il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) attraverso il contatto con le maniglie degli autobus o sulla metropolitana stando vicini a una persona che tossisce? (ISS)

Poiché la trasmissione può avvenire attraverso oggetti contaminati, è sempre buona norma, per prevenire infezioni, anche respiratorie, lavarsi frequentemente e accuratamente le mani, dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente sporchi, prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca.

È da tener presente che siamo nel pieno della stagione influenzale. Pertanto, se dovessero comparire sintomi come febbre, tosse, mal di gola, mal di testa e, in particolare, difficoltà respiratorie, è opportuno rivolgersi al proprio medico curante. È comunque buona norma, per prevenire infezioni, anche respiratorie, il lavaggio frequente e accurato delle mani, dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente sporchi, prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca.

8. Gli operatori sanitari sono a rischio a causa di un nuovo Coronavirus?

Sì, possono esserlo, poiché gli operatori sanitari entrano in contatto con i pazienti più spesso di quanto non faccia la popolazione generale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda che gli operatori sanitari applichino adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni in generale e delle infezioni respiratorie, in particolare.


Superfici e igiene


1. Come si diffonde il nuovo Coronavirus?

Il nuovo coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette, ad esempio quando starnutiscono o tossiscono o si soffiano il naso. È importante perciò che le persone ammalate applichino misure di igiene quali starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso e lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche.

2. Quali sono le regole per la disinfezione / lavaggio delle mani?

Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione. Dovresti lavarti le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%).

3. Quanto tempo sopravvive il nuovo Coronavirus sulle superfici?

Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).

4. È sicuro ricevere pacchi dalla Cina o da altri paesi dove il virus è stato identificato?

Si, è sicuro. L’OMS ha dichiarato che le persone che ricevono pacchi non sono a rischio di contrarre il nuovo Coronavirus, perché non è in grado di sopravvivere a lungo sulle superfici.


Animali


1. Le persone possono contrarre l’infezione da nuovo Coronavirus dagli animali?

Indagini dettagliate hanno scoperto che, in Cina nel 2002, SARS-CoV è stato trasmesso dagli zibetti agli esseri umani e, in Arabia Saudita nel 2012, MERS-CoV dai dromedari agli esseri umani. Numerosi coronavirus noti circolano in animali che non hanno ancora infettato esseri umani. Man mano che la sorveglianza migliora in tutto il mondo, è probabile che vengano identificati più Coronavirus.

La fonte animale del nuovo Coronavirus non è stata ancora identificata. Si ipotizza che i primi casi umani in Cina siano derivati da una fonte animale.

2. Posso contrarre l’infezione dal mio animale da compagnia?

No, al momento non vi è alcuna evidenza scientifica che gli animali da compagnia, quali cani e gatti, abbiano contratto l’infezione o possano diffonderla.

Si raccomanda di lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche dopo il contatto con gli animali.

3. Sono possibili importazioni di animali o di prodotti di origine animale dalla Cina?

A causa della presenza di alcune malattie degli animali contagiose in Cina, solo pochi animali vivi e prodotti animali non trasformati sono autorizzati per l’importazione nell’Unione europea dalla Cina.

Non vi è alcuna prova che uno qualsiasi degli animali, o dei prodotti di origine animale, autorizzati all’entrata nell’Unione europea rappresenti un rischio per la salute dei cittadini dell’UE a causa della presenza di SARS-CoV-2 in Cina.

4. È possibile importare prodotti alimentari dalla Cina?

Come per le importazioni di animali e prodotti di origine animale, a causa della situazione sanitaria degli animali in Cina, solo pochi prodotti alimentari di origine animale sono autorizzati per l’importazione nell’UE dalla Cina, a condizione che soddisfino rigorosi requisiti sanitari e siano stati sottoposti a controlli.

Per gli stessi motivi, i viaggiatori che entrano nel territorio doganale dell’UE non sono autorizzati a trasportare nel bagaglio carne, prodotti a base di carne, latte o prodotti lattiero-caseari.


Prevenzione e trattamento


1. Esiste un vaccino per un nuovo Coronavirus?

No, essendo una malattia nuova, ancora non esiste un vaccino e per realizzarne uno ad hoc i tempi possono essere anche relativamente lunghi (si stima 12-18 mesi).

2. Cosa posso fare per proteggermi?

Mantieniti informato sulla diffusione dell’epidemia, disponibile sul sito dell’OMS e sul sito del ministero e adotta le seguenti misure di protezione personale:

  • lavati spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcol per eliminare il virus dalle tue mani
  • mantieni una certa distanza – almeno due metri – dalle altre persone, in particolare quando tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre, perché il virus è contenuto nelle goccioline di saliva e può essere trasmesso col respiro a distanza ravvicinata
  • evita di toccarti occhi, naso e bocca con le mani se presenti febbre, tosse o difficoltà respiratorie    

Se presenti febbre, tosse o difficoltà respiratorie e sospetti di essere stato in stretto contatto con una persona affetta da malattia respiratoria Covid-19: 

  • rimani in casa, non recarti al pronto soccorso o presso gli studi medici ma chiama al telefono il tuo medico di famiglia, il tuo pediatra o la guardia medica. Oppure chiama il numero verde regionale. Utilizza i numeri di emergenza 112/118 soltanto se strettamente necessario.  

Ricorda che per tutte le persone che rientrano dai viaggi dalle zone a rischio negli ultimi 14 giorni c’è obbligo di isolamento domiciliare fiduciario e di comunicazione al Dipartimento di prevenzione della propria ASL.   

Vedi anche la sezione Viaggi.

3. Il virus si tramette per via alimentare?

Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto tra alimenti crudi e cotti.

4. Devo indossare una mascherina per proteggermi?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo Coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti o se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo Coronavirus. L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. L’uso razionale delle mascherine è importante per evitare inutili sprechi di risorse preziose.

5. Come devo mettere e togliere la mascherina?

Ecco come fare:

  • prima di indossare la mascherina, lavati le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica
  • copri bocca e naso con la mascherina assicurandoti che sia integra e che aderisca bene al volto
  • evita di toccare la mascherina mentre la indossi, se la tocchi, lavati le mani
  • quando diventa umida, sostituiscila con una nuova e non riutilizzarla; in quanto maschere mono-uso
  • togli la mascherina prendendola dall’elastico e non toccare la parte anteriore della mascherina; gettala immediatamente in un sacchetto chiuso e lavati le mani.

6. Esiste un trattamento per un nuovo Coronavirus?

Non esiste un trattamento specifico per la malattia causata da un nuovo coronavirus. Il trattamento deve essere basato sui sintomi del paziente. La terapia di supporto può essere molto efficace. Terapie specifiche sono in fase di studio.

7. Gli antibiotici possono essere utili per prevenire l’infezione da nuovo Coronavirus?

No, gli antibiotici non sono efficaci contro i virus, ma funzionano solo contro le infezioni batteriche.


Diagnosi


1. È necessario eseguire il tampone per la ricerca del SARS-CoV-2 nei soggetti asintomatici?

No, secondo le indicazioni del Consiglio Superiore della Sanità, sulla base delle evidenze scientifiche finora disponibili, non è raccomandata l’esecuzione del tampone ai casi asintomatici.

2. Sottoporsi privatamente ad analisi del sangue, o di altri campioni biologici, permette di sapere se si è contratto il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2)?

No. Non esistono al momento kit commerciali per confermare la diagnosi di infezione da nuovo coronavirus. La diagnosi deve essere eseguita nei laboratori di riferimento Regionale, su campioni clinici respiratori secondo i protocolli di Real Time PCR per SARS-CoV-2 indicati dall’OMS. In caso di positività al nuovo coronavirus, la diagnosi deve essere confermata dal laboratorio di riferimento nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità.


Viaggi e ritorno in Italia


1. Cosa è raccomandato ai viaggiatori?

Il Ministero degli Affari Esteri raccomanda di posticipare i viaggi non necessari in Cina e di evitare tutti i viaggi nella provincia di Hubei. Si raccomanda anche di evitare viaggi e spostamenti non necessari nelle città di Daegu e Cheongdo (provincia del Gyeongsang) in Corea del Sud, a causa dell’incremento dei casi di COVID-19 in queste aree. Coloro che si trovassero già in queste città devono seguire le indicazioni delle autorità locali.

Secondo il DPCM del 1 marzo 2020, chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente il 2 marzo 2020, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, o sia transitato o abbia sostato nei comuni della “zona rossa” (Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini; Vo’), deve comunicare tale circostanza al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale (di seguito “MMG”) ovvero al pediatra di libera scelta (di seguito “PLS”)

2. Quali sono le raccomandazioni dell’OMS per i Paesi?

L’OMS prevede che possano essere segnalati ulteriori casi nel mondo, pertanto incoraggia tutti i Paesi a rafforzare le misure preventive, la sorveglianza attiva, l’individuazione precoce dei casi, il loro isolamento seguendo adeguate procedure gestionali e di contenimento, e il rintraccio accurato dei contatti per prevenire l’ulteriore diffusione.

I Paesi sono incoraggiati a continuare a migliorare la loro preparazione alle emergenze sanitarie in linea con il Regolamento sanitario internazionale (2005) e a condividere le informazioni sui casi e sulle misure implementate.

3. Dove si stanno verificando i casi di COVID-19?

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’OMS un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.

Il 9 gennaio 2020, il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CDC) cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (chiamato inizialmente 2019- nCoV ed ora denominato SARS-CoV-2) come agente causale ed è stata resa pubblica la sequenza genomica.

Il 30 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che questa epidemia rappresenta un’emergenza internazionale di salute pubblica.

La situazione epidemiologica è in costante evoluzione. L’OMS pubblica ogni giorno un aggiornamento epidemiologico.

Vedi anche link utili e informazioni nella pagina Situazione nel mondo e Situazione in Italia.

4. Cosa sta facendo la Cina per fermare questo focolaio? Tali misure sono efficaci?

Per limitare la diffusione del virus, le autorità cinesi hanno implementato una serie di misure di controllo straordinarie in tutto il paese, inclusa la provincia di Hubei, dove è iniziata l’epidemia. Tali misure, volte a garantire l’allontanamento sociale tra le persone, includono la chiusura di cinema e parchi a tema e l’annullamento delle celebrazioni del capodanno lunare. Inoltre, per ridurre il movimento delle persone, sono stati sospesi i trasporti pubblici ed è stato chiuso l’aeroporto internazionale di Wuhan Tianhe.

Per il monitoraggio dell’epidemia in Cina è stato migliorato il sistema di sorveglianza.

La portata di queste misure non ha precedenti e i costi economici di tali misure per l’economia cinese sono considerevoli. Sebbene l’efficacia e gli effetti collaterali di queste misure siano difficili da prevedere, si prevede che limiteranno la probabilità di un’ulteriore diffusione del virus attraverso i viaggiatori che tornano dalla provincia di Hubei e dalla Cina in generale.

5. Quanto durerà questo focolaio?

Non è al momento possibile prevedere per quanto tempo durerà l’epidemia e come si evolverà.

Abbiamo a che fare con un nuovo virus e quindi rimangono molte incertezze. Ad esempio, non è noto se la trasmissione diminuirà durante l’estate, come osservato per l’influenza stagionale.

6. Quali sono i rischi di propagazione in Europa?

Il rischio è considerato molto alto a livello globale dall’OMS dal 28 febbraio.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie valuta:

  • il rischio di infezione da SARS-CoV-2 nei paesi UE/EEA e UK è attualmente considerato medio-alto.
  • il rischio di infezione da SARS-CoV-2 per le persone provenienti dall’UE/EEA che viaggiano o che sono residenti in aree a diffusa trasmissione locale è attualmente considerata elevata;
  • la probabilità che si verifichino più casi associati di COVID-19 nei paesi dell’UE / EEA e del Regno Unito è attualmente considerato da moderato a elevato;
  • il rischio di infezione da SARS-CoV-2 per coloro che viaggiano/risiedono nei paesi UE/EEA e UK con presunta trasmissione comunitaria è attualmente considerato alto.

7. Quale dispositivo di monitoraggio è stato introdotto per questo virus a livello nazionale?

In Italia, è stata attivata una sorveglianza specifica per questo virus a livello nazionale.

La situazione è costantemente monitorata dal Ministero, che è in continuo contatto con l’OMS, l’ECDC, la Commissione Europea e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento nel Portale www.salute.gov.it/nuovocoronavirus.

In considerazione della dichiarazione di “Emergenza internazionale di salute pubblica” da parte della OMS, il 31 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’infezione da Coronavirus.

8. Quale misura sanitaria specifica per i viaggiatori è stata avviata nel nostro Paese?

Dopo la notifica dell’epidemia da parte della Cina, l’Italia ha immediatamente raccomandato di posticipare i voli non necessari verso Wuhan e, successivamente, con l’estendersi dell’epidemia, verso tutta la Cina.

La Cina ha cancellato tutti i voli da Wuhan.

Il ministro della Salute, con propria ordinanza, il 30 gennaio, ha disposto la sospensione del traffico aereo con la Repubblica Popolare Cinese, incluse le Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao. Il provvedimento si applica anche a Taiwan.

Nel caso in cui sia presente un caso sospetto di nuovo Coronavirus (in base ai sintomi clinici e alle informazioni epidemiologiche), a bordo di un volo di qualsiasi provenienza, viene immediatamente adottata una procedura di emergenza che prevede il trasferimento del paziente in isolamento presso una struttura ospedaliera designata e la tracciatura dei contatti stretti.

Negli aeroporti è presente materiale informativo per i viaggiatori internazionali, in italiano, inglese e cinese.

Secondo il DPCM del 1 marzo 2020, chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente il 2 marzo 2020, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, o sia transitato o abbia sostato nei comuni della “zona rossa” (Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini; Vo’), deve comunicare tale circostanza al dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale (di seguito “MMG”) ovvero al pediatra di libera scelta (di seguito “PLS”)


Trasfusioni e trapianti


1. Quali misure di prevenzione verso i donatori di sangue organi e tessuti sono state introdotte per questo virus a livello nazionale?

Il Centro nazionale sangue e il Centro nazionale trapianti hanno disposto misure specifiche volte all’applicazione, da parte dei sanitari, dei criteri di sospensione temporanea dei donatori provenienti dalle aree interessate.

2. Sono un donatore di sangue. Come mi devo comportare? (da Centro Nazionale sangue)

Il sangue si può donare solo se si è in buone condizioni di salute, quindi anche un semplice raffreddore o mal di gola, senza alcun collegamento al Coronavirus, sarebbe causa di esclusione temporanea.

Ricorda che è bene aspettare almeno 14 giorni prima di andare a donare se:

  • sei rientrato di recente da un viaggio nella Repubblica Popolare Cinese o se hai sostato o transitato nei comuni sottoposti alle misure urgenti di contenimento del contagio (Regione Lombardia: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini. Regione Veneto: Vo’)
  • pensi di essere stato esposto al rischio di infezione da Coronavirus
  • hai effettuato la terapia per l’infezione da SARS-CoV-2 (per infezione documentata o comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARS-CoV-2).

Quando vai a donare avverti sempre il medico selezionatore dei tuoi spostamenti, specie se in una delle aree interessate dal nuovo Coronavirus.

Comunica, inoltre, se ti è stata diagnosticata l’infezione o se hai avuto sintomi associabili a quelli causati dal Coronavirus (febbre, tosse, difficoltà respiratorie) anche quando i sintomi in questione siano già stati risolti a seguito, o meno, di una terapia; il medico addetto alla selezione, che ti visiterà, potrà decidere di sospenderti temporaneamente dalla donazione.

Se hai già donato, ricordati di contattare il tuo Servizio Trasfusionale in caso di comparsa di sintomi associabili a quelli causati dal Coronavirus.


Gravidanza


1. Le donne in gravidanza sono più suscettibili alle infezioni o hanno un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di COVID-19?

Non sono riportati dati scientifici sulla suscettibilità delle donne in gravidanza al virus. La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2. Inoltre le donne in gravidanza potrebbero mostrare un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di infezioni respiratorie virali.

Resta consigliato, anche per le donne in gravidanza, di intraprendere le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate.

2. Quali sono gli effetti di COVID-19 durante la gravidanza?

Non sono riportati dati scientifici sugli effetti di COVID-19 durante la gravidanza. In caso di infezione in corso di gravidanza da altri coronavirus correlati [SARS-CoV e MERS-CoV] sono stati osservati casi di aborto spontaneo mentre la presenza di febbre elevata durante il primo trimestre di gravidanza può aumentare il rischio di difetti congeniti.

3. Le donne in gravidanza con COVID-19 possono trasmettere il virus al feto o neonato?

Dai dati presenti in letteratura, limitati, non sono stati riportati casi di trasmissione dell’infezione da altri coronavirus (MERS-CoV e SARS-CoV) da madre a figlio. I dati recenti riguardo bambini nati da madri con COVID-19 indicano che nessuno di essi è risultato positivo. Inoltre, il SARS- CoV- 2 non è stato rilevato nel liquido amniotico.

Chi Siamo

7.Logo_Home_Footer

Formedica S.r.l, Provider Ministeriale n°157, è un’azienda dedicata, sin dal 2002, alla creazione di progetti formativi per lo sviluppo delle persone e delle organizzazioni in ambito medico-sanitario, industriale e sociale. Attraverso gli strumenti scientifici, comunicazionali, manageriali e dell’analisi dei fabbisogni, persegue gli obiettivi di qualità e di efficacia nella formazione in ambito sanitario.